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L’ultima giravolta di Ursula: promette il taglio delle emissioni dopo aver smantellato il Green Deal per puntare sul riarmo

La presidente della Commissione UE prova a salvare la faccia promettendo riduzione delle emissioni mentre investe nel riarmo europeo. E la sua maggioranza traballa con Socialisti e Renew all'attacco
L’ultima giravolta di Ursula: promette il taglio delle emissioni dopo aver smantellato il Green Deal per puntare sul riarmo
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Ursula von der Leyen prova a salvare la faccia, ma non il Green Deal o quello che ne rimane. Le pressioni e le minacce arrivate da un’ala di Socialisti e liberali di Renew, parte della maggioranza che le ha garantito un secondo mandato alla guida della Commissione europea, difficilmente si tradurranno in una sfiducia in Parlamento, ma sembrano comunque preoccupare l’ex ministra tedesca. La verità è di fronte agli occhi di tutti: la nuova Commissione, spinta dai partiti della destra più o meno estrema e dai gruppi di pressione più penalizzati da quella che nel 2019 era stata presentata come una rivoluzione verde, ha tradito le promesse del precedente mandato smantellando di fatto il Green Deal. Ma questo ha provocato un risentimento interno alla maggioranza che, negli ultimi giorni, è diventato sempre più esplicito, soprattutto dopo gli investimenti monstre previsti dal piano di riarmo europeo. Non è un caso che il 2 luglio, lo stesso giorno in cui Palazzo Berlaymont ha proposto una modifica alla legge Ue sul clima fissando l’obiettivo di riduzione del 90% delle emissioni nette di gas serra entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990, sia stata proprio la leader tedesca a prendere la parola: “Poiché gli europei avvertono sempre più l’impatto del cambiamento climatico, si aspettano che l’Europa agisca – ha scritto sui suoi profili social – L’industria e gli investitori si aspettano da noi che stabiliamo una direzione di viaggio prevedibile. Oggi dimostriamo di sostenere fermamente il nostro impegno a decarbonizzare l’economia europea entro il 2050″. Ma anche i suoi alleati sembrano ormai non crederle più.

Proprio l’industria e gli investitori sono tra coloro che, già prima che iniziasse il secondo mandato von der Leyen, avevano messo pressione sulle principali famiglie Ue, compreso il Partito Popolare Europeo della leader tedesca. Ilfattoquotidiano.it ne aveva scritto oltre un anno fa: il programma politico del Ppe ha abbandonato la terminologia emergenziale usata in tema di cambiamenti climatici nel primo discorso di von der Leyen da presidente della Commissione e ha introdotto il concetto di “sostenibilità“, ovviamente economica, che è alla base del graduale smantellamento del Green Deal europeo.

Dai numerosi rinvii di questi mesi fino al tentativo di affossare la direttiva sul greenwashing, la Commissione Ue ha frenato la sua corsa verso gli obiettivi climatici per un’Europa più verde. Anche l’annuncio sulla riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040, fortemente criticato dalle opposizioni di destra, contiene diverse scappatoie. A partire dal 2036, è solo un esempio, gli Stati membri potranno fare ricorso a crediti di compensazione internazionale del carbonio nel computo delle emissioni.

Questa continua ricerca di un equilibrio che sembra non esistere sta creando sempre più instabilità all’interno della cosiddetta ‘maggioranza Ursula‘. La commissaria europea con delega all’ambiente, la spagnola e socialista Teresa Ribera, nei giorni scorsi ha lanciato un messaggio chiaro alla sua presidente: “L’Ue non può continuare ad annacquare le sue ambizioni climatiche” ha detto in un’intervista al Financial Times. Ma nei partiti di centro e centro-sinistra era già esplosa la polemica. Socialisti e Renew hanno inviato una lettera alla presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, esprimendo “profonda preoccupazione” per il ritiro della direttiva Green Claim. Dai due gruppi, poi, è arrivato anche un ultimatum con tanto di minaccia di sfiducia in Plenaria. Infine, proprio il 2 luglio, la presidente di Renew Europe, Valerie Hayer, ha incontrato von der Leyen al Berlaymont per oltre un’ora, esattamente una settimana dopo il meeting tra la politica tedesca e la capogruppo dei socialisti Iratxe Garcia Perez.

Il clima, quindi, rimane pesante tra i cosiddetti partiti tradizionali e solo von der Leyen può trovare una soluzione per uscire dall’impasse. Ad aiutarla non saranno certo le opposizioni. All’estrema destra, Lega in primis, non è piaciuto il nuovo obiettivo sulle emissioni, mentre sempre dalla stessa ala del Parlamento è stata presentata una mozione di censura che sarà votata in aula il 10 luglio per lo scandalo Pfizergate. Da sinistra, invece, il Movimento 5 Stelle critica la presidente della Commissione perché, invece di occuparsi del raggiungimento degli obiettivi climatici, continua a spingere il suo piano di riarmo incontrando i vertici dell’industria della Difesa europea: “Ursula Von der Leyen ha incontrato oggi l’amministratore delegato di Rheinmetall, il colosso tedesco della difesa che sta facendo affari d’oro con il suo piano di riarmo – si legge in una nota dell’eurodeputato Danilo Della Valle – Stavolta niente messaggini, come quelli scambiati con l’ad di Pfizer sull’acquisto dei vaccini durante il Covid, ma un incontro a porte chiuse facilitato da Hendrik Wüst, il potente Presidente del land Nordreno-Westfalia, membro del suo stesso partito. È sconcertante che i contenuti discussi in questo genere di incontri non siano pubblici e trasparenti. Ursula Von der Leyen rappresenta i cittadini europei ed è a capo di una istituzione che è guardiana dei Trattati. Con questo genere di incontri tradisce entrambi e si mette al servizio delle lobby delle armi“.

X: @GianniRosini

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